Franco de Ciuceis - Il Mattino, Dicembre. 1991

Farsa e commedia. «Farsa» la volle definire Peppino e «commedia» desidera intenderla Giuffré. In realtà il primo termine è più appropriato per il colorito disegno dei personaggi e l'andamento caricaturale delle situazioni. Tanto che lo stesso Giuffré non ha esitato a usare il testo come un canovaccio, e mentre Peppino lo pubblicò in lingua, qui è ampiamente voltato in napoletano con l'aggiunta di lazzi e battute che ne esaltano appunto il tono farsesco. Molto divertimento e un gran bel successo per Aldo Giuffré, fervidamente applaudito con tutta la Compagnia.

Ruggero Cappuccio - Il Giornale di Napoli, 5 Dicembre 1991

Si tratta di uno dei lavori meglio riusciti nel panorama della produzione farsesca defilippiana, tanto da toccare, in più passaggi, dignità da commedia di carattere. Su questa linea si muove la regia di Aldo Giuffré, che ora dilata, o stringe decisamente i ritmi, non indulgendo all'esagerazione  del macchiettismo e non rinunciando ad accelerare nei momenti scenici premeditati come frizzanti crescendo. Giuffré offre, tra l'altro, nei panni del barone Eduardo, una interpretazione estremamente misurata, calibrata su infallibili tempi comici.

Giulio Baffi - Repubblica, 1991

Irresistibile gioco di equivoci e disappunti e naturalmente finale lieto e rassicurante. Si divertono tutti, attori e pubblico; gran merito ad Aldo Giuffré naturalmente, ma anche a un ineffabile Gianni Ribò, insopportabile secchione, impacciato e balordo con una vocetta fessa e lo sguardo disperato da far morir dal ridere. Gli altri soffrono di qualche lentezza e di qualche eccesso esuberante, tutti però applauditi.

Fondazione

Aldo Giuffré 2013

Tutti i contenuti di questo sito sono protetti da diritti d'autore, marchi registrati e/o diritti di proprietà intellettuale.

Questi contenuti includono fotografie, filmati, testi, loghi e marchi registrati.